Flashback_exhibition 2015. La vita in un archivio | Life in Archive

Flashback_Exhibition

LA VITA IN UN ARCHIVIO.
Petra Feriancova e Franz Paludetto

Exhibit FLASHBACK IMG_0013

Petra Feriancova
Families in the Archives of Kvetoslava Fulierova and Petra Feriancova
Vulnerable Yet Everlasting

TIME MEASURING DEVICE THAT INCLUDES YELLOW, BLUE, RED ETC.
Circles, Hands, Threads and if Everything that Surrounds Us is Gorgona
WWW.archivingair.com

<< Lo spazio privato domestico diventa politico e quei momenti quotidiani diventano storia>> P.F.

Il mio archivio non cresce, anzi, raggruppa, costantemente. Con esso posso misurare il tempo e il contenuto di questa creazione. E ‘sempre un materiale, una sostanza, ciò con cui lavoro. Si tratta di una sorta di entità parallela. Riordino, organizzo e classifico, poi riesamino. Lo uso come un linguaggio. Si tratta di una nuova sintassi, un nuovo genere. Permutare le sue possibilità e le sue varietà. >>  P.F.

Petra Feriancova lavora sul concetto di post-produzione. Il momento chiave del suo lavoro è la concettualizzazione delle proprie reazioni emotive ai processi di percezione e memoria, nonché un esame delle circostanze in cui si sono condivise. Lavora principalmente con immagini e testi già esistenti, che lei interpreta e metodicamente traspone. Lo scopo principale di questa forma di manipolazione (con riferimento pittorico o discorsivo) è fornire allo spettatore la reazione affettiva originale.

L’archivio di Květoslava Fulierova “abita” circa due armadi a muro nel suo appartamento. L’archivio è distribuito in diversi contenitori, molti dei quali sono scatole di cioccolatini vuote. Ogni scatola di materiale archiviato rappresenta un anno. L’archivio di Květa ha categorie tematiche (oltre a una divisione cronologica); temi come il lavoro con i dilettanti, i viaggi, le mostre, la vita familiare, etc. Parallelamente al lavoro di Julius Koller – di raccolta di ephemera – Květa documenta e crea un archivio della sua vita personale con Július; mentre Július raccoglie la stampa quotidiana, Květa torna a casa con un sacco di fotografie, che non solo finiscono nell’album foto di famiglia ma che poi subiscono la post-produzione Július.

<< La mia selezione dall’archivio di Květa Fullierova, compagna di Julius Koller, è per lo più composta da materiali e oggetti legati alla sua vita personale: sua, di sua madre Marie Zavadilová, della figlia Miriam e dei nipoti Misko e Martin. Anche se le storie sono personali e intime in qualche modo sono anche universali. Il tema del mio archivio è la maternità e serve da base per l’archivio di Květa. È stampato in formato A4 in bianco e nero e montato su pannelli di legno. Le immagini non sono collegate, non fanno parte di una storia lineare; tuttavia, la nostra mente crea categorie e ordina le immagini come farebbe un archivista. E ‘praticamente impossibile omettere l’analogia con il testo, la storia e la nostra valutazione di esso. E ‘tutto lì, anche se vogliamo liberarcene. Scrutare dentro un archivio, rileggere un archivio è un tentativo di comprendere che cos’è la libertà; libertà come conseguenza. La libertà di essere in grado, di essere abili, al punto di non essere in grado di cogliere tutta la vastità delle opportunità .>>  P.F.

Petra Feriancova, nata a Bratislava, Slovacchia (ex Cecoslovacchia) nel 1977 ha rappresentato il Padiglione della Repubblica Ceca e della Slovacchia nel 2013 alla 55 Biennale di Venezia. Tra le principali mostre personali: Petra Feriancova – Vulnerable yet Everlasting – Viltin Gallery Budapest (2015), Things that happen and things that are done, Fondazione Morra Greco, Napoli,  P.F. amt_project Bratislava (2014), Birds, myths and tusks, Frieze London, FRAMES, UK (2013); A report on the time spending, Jiri Svestka, Berlin, Germany (2012); Postscriptum to Childe Harold’s Pilgrimage, SNG, Slovak National Gallery, Bratislava, SK (2011); Creator 2008, Photolumen, Budapest (2011); and, Theory of a city or the possibilities of an A4, International Studio & Curatorial Program ISCP, New York, USA (2011).

Franz Paludetto

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Sono davanti all’Accademia, arriva una ragazza giovane coi capelli corti e mi dice: “Buongiorno, mi chiamo Gina Pane, vivo a Parigi ma sono di Torino. Mio padre è l’accordatore di pianoforti Pane di Santa Rita. Dovrei fare una mostra in Italia, a Torino in particolar modo, perché questo gallerista francese molto conosciuto, Jean Larcade, vuole cambiare indirizzo alla sua galleria e aprire ai giovani francesi e non. Però io non ho curriculum e ho bisogno di fare questa mostra per far vedere che ce n’è qualcuna”. Io accettai. Arrivò un camion di sabbia bianca dalla Francia, su cui lei lasciò tracce con il rastrello per la sua installazione Stripe-Rake.

Intervista di Claudia Giraud su Artribune Magazine #19

 L’Archivio consta di due grandi sezioni: la sezione monografica, il cui materiale è raccolto sotto il nome dell’artista cui si riferisce e che ulteriormente si divide nel settore biografico (il cosiddetto materiale minore), di cui esiste un indice cartaceo ed è in corso di creazione quello informatico, e nel settore iconografico (foto, fotocolor, diapositive ecc.) e la sezione tematica, che raccoglie materiale concernente ogni settore dell’arte contemporanea. Oltre a questi documenti e alla collana di pubblicazioni (edite dalla galleria LP 220 di Franz Paludetto e successivamente dal Castello di Rivara), il patrimonio del Centro di Documentazione comprende cataloghi, libri, saggi, fotografie, video e materiale minore relativo alla scena dell’Arte Contemporanea internazionale degli ultimi quarant’anni, oltre alla sezione dei periodici.

Franz Paludetto è una figura chiave per la storia dell’arte del secondo dopoguerra non soltanto per il grande intuito che ha caratterizzato le sue scelte ma anche per i rapporti, intensi e talvolta contrastati, che ha instaurato nel corso degli anni con i suoi compagni di vita: gli artisti.

Nasce in Veneto nel 1938 e nel ‘56 approda involontariamente a Torino, perché sbaglia treno. Nei primi anni 60 decide di aprire la sua prima galleria: Franzp con artisti come Gastini, Bersezio e Cortassa. Grazie all’incontro con la giovane Gina Pane, conosce Jean Larcade con il quale nasce la galleria LP220 in Via Carlo Alberto, una spazio di 400 mq, il nome della galleria deriva dalle sigle inziali dei due galleristi e il numero 220 è un numero africano che tradotto significa “lunga vita”. In questi anni realizza una serie di mostre assolutamente antesignane sia per la scelta degli artisti che per le modalità site-specific dei progetti. Oltre a Gina Pane lungo è l’elenco degli artisti: Luigi Ontani, Gianni Milano, Ugo La Pietra, Remo Salvadori, Jean Pierre Raynaud, Roman Opalka, Tania Mouraud, Plinio Martelli, Bruno Locci, Giuseppe Chiari, Joseph Beuys, Renato Marbor, Daniel Spoerri, Herman Nitsch, Pino Pascali, Edward Kienholz, Giorgio Ciam, Alighiero Boetti e molti altri.
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